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Ridiamo insieme

Un giornalista televisivo intervista un passante.
– Scusi signore, facciamo un sondaggio sulle professioni. Le posso fare delle domande.
– Ma certo, faccia pure.
– Mi può dire di cosa si occupa nella vita?
– Io vendo l’energia positiva.
– Allora lei sarebbe un artista?
– Bravo. Alcuni definiscono il mio mestiere come spacciatore, ma mi piace di più la sua definizione.

L’alcool è un anestetico che ci aiuta a sopportare l’operazione chiamata “vita”.

Una famiglia in un ristorante. Dopo il pranzo è rimasta roba sui piatti. Il padre, di origine genovese, non vuole buttare niente e chiede al cameriere:
– Sarebbe cosi gentile di impacchettarci i resti del cibo; sa, per il cane.
I bimbi:
– Evviva! Avremo un cane.

– Caro, sei ancora seduto davanti al televisore, da stamattina.
– E così sono sempre rintracciabile.

All’uscita dall’ufficio, un tizio prova con una collega.
– Ciao bella. Posso portarti fuori a cena?
– No grazie, non mangio dopo le 18:00.
– E cosa ne dici di cinema?
– Guarda, i film li vedo su Internet.
– Dai, passiamo da me e prendiamoci un caffè.
– Non bevo caffè, mi rende nervosa.
– Non so, forse posiamo gradare le vecchie fotografie da me. Che ne dici?
– Le foto vecchie?! Pensi che mi interessa come eri da bambino?
Tizio, innervosito, ha perso la speranza e prova a cambiare la strategia.
– Dimmi cosa ti piace fare?
– A me piace fare l’amore, ma si vede che a te questo non interessa.

Un medico si rivolge ad un paziente.
– Dopo aver esaminato dettagliatamente le sue analisi devo dirle che lei si deve sottoporre ad un operazione al cuore urgentemente. Vediamo un può l’agenda… il primo termine libero è il 6 febbraio 2021, alle 11:30.
– Ma non si può fare un po’ prima?
– Vediamo… Andrebbe bene alle 8:30?

Ridiamo insieme

Un gruppo di amici sono andati in un paese vicino a Pescara per la caccia. Hanno prenotato le camere doppie, ma qui è uscito un problema. Nessuno voleva dormire con Marco che russava in un modo insopportabile. Alla fine si sono messi d’accordo che ognuno si sacrifica per una notte, cioè si scambieranno tra loro per dormire con Marco. Dopo la prima notte, il primo compagno della stanza scende per la colazione con gli occhi quasi chiusi, muovendo si lentamente. Altri chiedevano cosa è successo.
– Russava terribilmente e per tutta la notte sono rimasto seduto sul letto gradandolo.
La mattina dopo, l’altra persona che dormiva con Marco scendeva in modo molto lento, barcollando, appena riuscendo a tenere l’equilibrio.
– Sembri un cesso. Com’è andata?
– Russava come una sega elettrica, senza un attimo di pausa. Sedevo sul bordo del letto e lo guardavo incredulo.
La terza notte tocca a Pierino a dormire con Marco. La mattina seguente scende dalle scale bello, fresco, fischiettando. Gli altri lo guardano e non riescono a credere.
– Allora, sembra che sei riuscito a dormire. Raccontaci tutto.
– Sì, sì! Ho dormito proprio bene. Dunque ci siamo preparati per dormire. Lui si è sdraiato e io mi sono avvicinato da dietro. L’ho abbracciato, ho toccato leggermente il suo sedere e gli ho dato un bacio di buona notte. Dopo, per tutta la notte è rimasto seduto sul letto a guardarmi.

Un giorno Jessica torna da scuola e grida dalla porta:
– Mamma, mamma! Oggi studiavamo i numeri e tutti i bambini sapevano contare soltanto da 1 a 5, mentre io sapevo contare fino a dieci.
– Brava!
– E’ per il fatto che io sono bionda?
– Sì, proprio per questo.
Il giorno dopo, una scena molto simile:
– Mamma! Sono un fenomeno. Oggi imparavamo le lettere e tutti arrivavano fino ad E, ma io sono arrivata fino a G.
– Ottimo!
– E’ perché sono bionda?
– Sì figlia mia, per questo.
Il giorno seguente:
– Mamma, oggi avevamo l’ora della ginnastica e mentre facevamo la doccia ho visto che tutte le ragazze sono piatte mentre io ho queste – ed alza la maglietta facendo vedere un seno prosperoso.
– Anche questo perché sono bionda, non è vero.
La madre, con un po’ di imbarazzo:
– No cara, è perché hai 22 anni.

Due bionde:
– Hai sentito che il nostro spazzacamino è stato investito da una macchina?
– Ma guarda un po’, oggi non sei sicuro nemmeno su un tetto.

Ho speso un milione di euro

un milione di euroComunque l’appetito ha iniziato a crescere progressivamente. Così mi sono reso conto che quello che dice che non gli piacciono i soldi e che il denaro non è tutto nella vita, è un erede diretto, o un parente molto stretto di Pinocchio. Così sono stato attratto da quel gioco e le opportunità che ti dava in proporzione alla quantità del denaro. Il problema si presenta quando le richieste cominciano ad essere un po’ più grandi rispetto all’ammontare a disposizione. Se non si sta attenti lassù lentamente entrare nella macchina guidata dai soldi. Devo ammettere che in certi momenti il denaro mi influenzava come una droga. Ero totalmente in pace solo nei momenti in cui ho avuto un paio di decine di migliaia di euro nel “magazzino”. Non importa quanto velocemente si accumulavano, ma sembrava che se ne andavano via almeno due volte più veloce. Credetemi, tale ritmo della spesa non è facile a sopportare. Nella banca ho avuto un accesso continuo ai milioni. Dal momento che era molto difficile mantenere questo tipo di denaro sotto controllo e in qualsiasi momento conoscere la quantità, mi è venuta voglia di “sfruttare” qualche centinaia, e poi qualche migliaio, e alla fine anche qualche decine di migliaia di euro.

Ogni volta quando ne avevo bisogno, mi sono servito con quei soldi. Ero il responsabile di tutto e pertanto a nessuno è venuto in mente di sottopormi ai controlli. Nella sicurezza c’erano due ex agenti di polizia che ho assunto io. Mi dispiaceva di vederli in strada con uno stipendio quattro volte più basso rispetto a quello che prendono qui. I loro ringraziamenti sentivo tutti i giorni. Erano i miei uomini che non pensavano molto e non ponevano troppe domande superflue. Proprio come quelli che mi servivano in quella posizione. A metà della fine di questa storia, quando ho iniziato a restituire il denaro, di nuovo ho commesso l’errore. Ho fatto affidamento sulle persone che ho aiutato molto nella vita. Si è scoperto in seguito che ‘sto errore è stato fatale. E’ difficile che mi capiterà la terza volta uno sbaglio di genere.

Pazientemente sono in attesa di sentire il commentatori nella mia testa quando pronuncerà le parole: “E il vincitore è …”, dopo di che esco io con le mani alzate verso il cielo. Devo dire che non volevo mai male a nessuno, ma vivo per quel momento in cui tutti capiranno che avevano torto e che mi hanno abbandonato in modo prematuro. Anche se penso che saranno dispiaciuto di non avermi sostenuto perché sempre potevano contare sul mio aiuto e la mia comprensione. Mi scuso ancora una volta: potevano, ma non più. L’etichetta peggiore che si possa avere dai familiari, amici e conoscenti è il titolo di un ragazzo per bene. Ogni volta che qualcuno chiede, dicono: è un bravo ragazzo, aiuta tutti, ha una buona moglie, dei figli educati, un buon lavoro ed è una persona responsabile. La cosa peggiore è che così non sono permessi degli errori. Più in particolare, tutte le numerose sorpresa quando il ragazzo “buono” fa qualcosa di sbagliato, e ogni conversazione sul tema inizia con la frase: “Allora, come è possibile che un bravo ragazzo fa una cosa del genere?”. Oppure: “tu sei una brava persona, ma perché hai fatto quello? E poi tutti ti condannano molto di più di quello che effettivamente meriti.

Ho una propria filosofia su questi fatti. Sicuramente, in tutta onestà, ognuno si sente bene quando viene chiamato “bravo”. Quindi quello che stavo cercando era di salire più possibile in cima della classifica dei bravi ragazzi. In ogni caso, molto raramente, o quasi mai ho sentito nessuno dire nulla di male su di me. E questo faceva star bene. Ma il problema è che ora il loro atteggiamento negativo nei miei confronti, in linea di massima non mi importa per niente. Loro si sono sbagliate nel valutarmi come una persona per bene e io vivevo nell’illusione che sia importante ciò che gli altri pensavano di me. Quindi, questo è quello che ho fatto. Per tutti loro è stata una catastrofe, e in ogni momento della giornata qualcuno mi sparla. E io me ne frego!

Profughi e dintorni

Alla fine del giugno, circa 3 mesi fa, sono stato per un week-end in Croazia, a Rijeka (una volta la città era nostra e si chiamava Fiume). La minoranza italiana là è ancora presente e ci sono certi quartieri dove in un qualsiasi negozio puoi comunicare in italiano. Quel sabato era una bella giornata di sole. Sono sceso in centro (la città si estende sulle coline che la circondano), comprato un giornale locale in italiano, mi sono seduto in un bar e ordinato un’ottima birra. Sulla prima pagina la notizia sui profughi con un titolo molto grande. Leggo l’articolo a vengo a conoscenza che ci sono migliaia di profughi che cercano di entrare dalla Serbia in Ungheria. Si parlava dei Siriani, Afghani ed Africani, dai vari paesi. Ma come mai, mi chiedevo? Ma vengono anche via terra? Fino a quel momento ero totalmente all’oscuro dell’esistenza di un altro corridoi, tranne quello nostro via mare, da dove proviene il flusso dei migranti. E guardando i numeri, mi sembravano molto più elevati rispetto a quelli nostri.

Sono tornato a casa, guardo il giornale – niente. Non è che la cosa è successa ieri, ma, pensavo cercando una potenziale scusa per i nostri media, non tanti giorni fa. Passati due giorni, ecco la notizia, all’inizio indiretta. Quella diretta era che il parlamento ungherese ha deciso di costruire un muro sulla confine con la Serbia. Questa è già notizia che non puoi non rivelare. Fa l’ascolto: un nuovo muro in Europa, dopo tanta battagli per buttare giù quelli vecchi. E si sa: il share è tutto. Con questa informazione non poteva non rivelarsi la ragione per la quale si eleva il muro: decine di migliaia di profughi che varcano il confine ogni settimana. Da noi sono migliaia, molti di meno, ma sono i nostri e chi se ne frega degli altri. E’ possibile che siamo così egoisti e che vogliamo far credere a noi stessi che la nostra situazione è quella peggiore.

Notate che da allora il baricentro della notizia si è spostato del tutto verso i Balcani. A volte ci sono dei giorni quando non si danno nemmeno le notizie sugli sbarchi sulle nostre coste. Ma come mai? Sono poco professionali i nostri giornalisti, sono manipolati dai nostri poteri forti e siamo semplicemente egoisti e ci sbattiamo per le cose che non ci riguardano direttamente? Non riesco a trovare una spiegazione plausibile, ma il fatto che del mondo noi sappiamo molto poco non si discute. Qualche giorno fa c’era un forte terremoto in Giappone, senza vittime, ma con tanta paura. Tutti i media mondiali hanno diffuso la notizia, ma da noi niente. In effetti, quando ho scoperto che ci informa molto poco, ho iniziato a sfogliare un po’ la stampa estera, per essere finalmente informato. Ma torniamo ai profughi.

Un’altra notizia che si diffonde è sulle ragioni perché la gente scappa dai propri paesi. Ci sono semplici statistiche che fanno vedere che una enorme maggioranza sono i maschi tra 20 e 35 anni. Poche donne e bambini, pochissimi vecchi. Una delle spiegazioni che si possono sentire da noi, che sono immigranti economici, non quelli che hanno diritto all’asilo politico. Però, si leggete qualche giornale tedesco o britannico, scoprirete che molti di loro son in effetti disertori dalla Siria. Là c’è un governo legittimo, che non piace a nessuno, ma è legittimo. E quando chiama alle armi, ha tutti i diritti legali, costituzionali ed internazionali, di farlo. E noi diamo asilo a quelli che scappano dall’obbligo. Perché povera gente, potrebbe morire o essere ferita nella guerra. Ma nella guerra queste cose succedono. Qui non voglio dire che cos’è il giusto o sbagliato, sto riflettendo prendendo in considerazione tutti i possibili punti di vista. Se mi danno l’informazione, posso almeno considerarli, se no, loro fanno le conclusioni anche per me.

Casino con la zuppa

La zona centrale di Milano. Un signore milanese entra in un ristorante fine, molto intimo, di quelli di una volta. Appende il capotto su un attaccapanni e si siede in un angolo da dove aveva una visuale perfetta sul locale. Sfoglia il menu con le pietanze di giorno e, al posto di un piatto di pasta o risotto (di sera stava attento con le calorie) ordina una zuppa e per il secondo una cotoletta alla milanese. Per bere ordina un bicchiere di vino bianco. Dopo un quarto d’ora arriva il piatto con la zuppa. Il signore subito richiama il cameriere. In un modo molto gentile ed educato gli dice:
– Vorrebbe gentilmente provare questa zuppa.
– Mi scuso signore, le riporto subito un’altra.
– Ma no, io soltanto vorrei che lei provasse questa.
– Le chiedo umilmente scusa. Noi siamo un ristorante del vecchio stampo e se c’è qualcosa che non va, è nostro piacere rimediare subito. Le cambi subito la zuppa.
– Io non voglio cambiarla, vorrei che lei l’assaggiasse.
Il cameriere, già visibilmente irritato decide di cedere; alla fine l’ospita ha sempre ragione. Guarda attorno il piatto e chiede:
– Ma scusi, dov’è il cucchiaio?
– Ecco il punto!

Di animali

Due serpenti camminano per un campo pieno di fiori. Uno:
– Scusa, noi siamo serpenti velenosi?
– No, che non lo siamo.
– Meno male, mi sono morso la lingua.

Un toro e un leone sono seduti in un bar. Scolano la terza bottiglia di birra quando il cellulare del lene inizia a suonare. Lui risponde. Dall’altra parte c’è la sua moglie:
– E’ da due ore che sei uscito. Stai sempre in quel bar ad ubriacarti. Torna subito a casa.
– Si cara. Pago e arrivo.
Il leone paga il conto e saluta il toro, che gli dice:
– Se la mia moglie mi chiamasse così, io mica tornerei a casa e lascerei la compagnia.
– Sì, ma la mia moglie e leonessa mentre la tua e vacca.

La volpe affamata passeggia per un bosco. All’improvviso, dietro un cespuglio sente un chicchirichì. Salta dentro il cespuglio e anziché un gallo trova un orso. La colpe era carina e così l’orso sfrutta l’occasione e la prende da dietro. Dopo avere fatto, l’orso si sdrai sotto un albero, molto contento e rilassato e dice a se stesso:
– Valeva la pena. Da quando mi sono sforzato ad imparare tutte quelle lingue straniere, si scopa alla grande.

Il brutto tempo non esiste

Uno scoiatoloL’autunno è in corso, pertanto piove in abbondanza e si sente giornalmente: ma che brutto tempo. La stessa frase si usa anche nel caso di neve, della nebbia, quando soffia il vento, praticamente in tutte le occasioni tranne nei giorni solari. E’ interessante che nelle giornate soleggianti ma molto afose nessuno dice che il tempo è brutto; è vero, si lamentano, ma il disaggio fisico che hanno, tanta sudorazione, non gli spinge di esprimersi in modo negativo sulla situazione. Il sole è la sorgente della vita ed è sempre bello vederlo, cioè essere illuminati da esso, anche se fa troppo caldo. Quando non si vede, come se ci mancasse qualcosa, l’energia vitale che ci passa. Perché in effetti, il giudizio che esprimiamo noi non è meteorologico, è lo stato d’animo nostro, interno, influenzato delle condizioni esterne. E’ la nostra negatività che si esprime nelle nostre parole.

Per me il brutto tempo, riferendosi agli eventi atmosferici, non esiste e non è mai esistito. Sono così, da piccolo. Mi ricordo che la mia madre mi raccontava una fiaba sui due scoiatoli. Fuori c’era tantissima neve e faceva un freddo polare, ma loro stavano dentro un albero, stretti uno ad altro, snocciolando i noci accanto ad un caminetto (è una fiaba), al sicuro, protetti, e raccontando delle storie divertenti. Mi è piaciuta tanto ed è una delle poche che mi ricordo anche oggi. Già in quei tempi, quando fuori pioveva o soffiava un forte vento, io entravo in una tana mia è mi sentivo come quelli due animaletti: bene, bene.

La verità è che quando piove ed uno sta fuori, si bagna. Ma quando torni a casa, ti cambi e stai all’asciutto. Dopo ti metti accanto alla finestra e ti godi le gocce che vengono, percorrendo una lunga strada, dritto dal cielo, molto dense oppure sporadiche. E quando arrivano giù provocano dei bellissimi suoni, diversi in funzione della superfice sulla quale si spiaccicano. Adoro questo rumore quando sono nel mio letto e sempre scivolo nel sono molto piacevolmente. Ma torniamo alla finestra: è notte. Si vedono delle pozzanghere d’acqua. Le gocce cadendo provocano delle onde concentriche e insieme con la luce che si riflette formano uno spettacolo dinamico per gli occhi. Le lacrime che vengono dalle nubi si posano sui fogli degli alberi, scivolando lentamente verso basso, facendo ballare fogliame in un ritmo lento, provocando delle vibrazioni a bassa frequenza che quasi riesco a sentire. Senza la pioggia non può esistere nemmeno l’arcobaleno. E’ vero, per crearlo ci vuole anche il sole, ed ecco il trucco: ci vogliono due cose opposte per creare una nuova, bellissima.

Anche la nebbia ha dei suoi inconvenienti, è vero: non mi piace per niente quando guido la macchina. Non vedi niente, e nemmeno gli altri, e la concentrazione necessaria per proseguire è enorme, stancante. Ma fuori l’automobile la nebbia è bellissima, specialmente di notte. Avvolge tutto attorno in un atmosfera di mistero, non si vede ma si intravede, quello che si vuole percepire. La trovo estremamente romantica perché agli ammanti offre un nascondigli per darsi un bacio proibito, una carezza sul viso e trasmette meglio i sentimenti. Perché le cose sono più belle quando sono un po’ nascoste, quando devi mettere in moto la tua mente per immaginare quello che si trova a pochi passi e di cui vedi soltanto una sagoma non molto chiara.

Un forte vento prima di tutto fa bene fisicamente: pulisce l’atmosfera da tante sostanze nocive che ci circondano e ci anche penetrano, ad ogni respiro. Dopo, il movimento d’aria provoca l’attrito tra le particelle e si formano gli ioni negativi che migliorano il nostro umore. Il vento ci accarezza, come una mano: a volte in un modo freddo, l’altra volta caldo, mai indifferente. E quando tira proprio forte fa volare gli oggetti che si trovano per terra, e anche se quelli non sono sempre una bellezza (spesso si tratta dei rifiuti, giornali buttati per terra, l’immondizia nostra quotidiana), mi sembra di assistere ad un gioco, molto vivace, imprevedibile. Tutto svolazza in piena libertà, con tanta gioia, a momenti sono le farfalle, in tutti i colori, almeno per un attimo, prima di posarsi nuovamente per terra e aspettare un’altra ondata che di nuovo cambierà la loro posizione. Così si spostano da un cortile, al altro, dalla strada alle balconate, avendo una vita loro, diversa, più movimentata, più interessante.

Barzellette

Attenzione: su Facebook gira un virus molto pericoloso che legge i tuoi messaggi, guarda le foto ed i commenti. Si chiama Moglie.

Penso che i due giorni per il fine settimana non sono sufficienti.

Vado in banca per fare due risate sul mio conto.

La preghiera di Capodanno:
Dio mio, dammi quest’anno un portafoglio grasso ed un corpo magro. Ti prego, non confonderti come l’anno scorso.

Un uomo torna a casa da un viaggio d’affari un giorno prima del previsto. Tornando a casa con un taxi, chiede al tassista se può essere il suo testimone in quanto pensa che la sua moglie lo tradisca. Il tassista accetta il ruolo per un sovraprezzo di 100 euro. Arrivati, entrambi entrano silenziosamente nell’appartamento e dopo nella camere da letto. Il marito accende la luce, toglie la coperta dal letto e scopre sua moglie con l’amante. Dalla borsa tira fuori una pistola, l’ha appoggia sulla testa dell’uomo con l’intenzione di ammazzarlo. Sua moglie urla:
– Non sparare! Ti ho detto una bugia; non ho avuto alcuna eredità. Lui ha pagato la Mercedes che ti ho comprato e anche lo yacht. Lui ha sborsato i soldi per l’abbonamento annuale per le partite del Milan e per la casa al lago.
Ben confuso, il marito abbassa l’arma e si rivolge al tassista:
– Lei cosa farebbe al posto mio?
– Lo coprirei con la coperta per non fargli prendere il raffreddore.

pensatore

Mio nonno mi insegava le cose pratiche della vita:
– Per una digestione migliore bevo la birra, se non ho l’appetito prendo un bicchiere di vino bianco, per la pressione bassa la cosa migliore è il vino rosso, per quella alta prendo un cognac e quando sono raffreddato bevo una grappa.
– Ma nonno, quando bevi l’acqua?
– Una malattia così grave non ho mai avuta.

Sul mercato cittadino si incontrano due amici dal liceo.
– Ma non ti ho visto cent’anni. Ma tu ti sei laureato in medicina?
– Sì vecchio mio, con 10 e lode.
– Complimenti! Sei sempre stato un cervellone. Senti, a quanto vendi i cocomeri?

Due amici:
– Ma da quando porti gli orecchini?
– Da quando mia moglie gli ha trovati nella macchina e dovevo dire che sono miei.

Suona il telefono. Lui:
– Se cercano me, non sono in casa.
Lei risponde al telefono:
– Sì, lui è a casa.
– Ma sei matta, ti ho detto di dire che non ci sono!
– Non cercavano te, ma me.