Ho speso un milione di euro

un milione di euroComunque l’appetito ha iniziato a crescere progressivamente. Così mi sono reso conto che quello che dice che non gli piacciono i soldi e che il denaro non è tutto nella vita, è un erede diretto, o un parente molto stretto di Pinocchio. Così sono stato attratto da quel gioco e le opportunità che ti dava in proporzione alla quantità del denaro. Il problema si presenta quando le richieste cominciano ad essere un po’ più grandi rispetto all’ammontare a disposizione. Se non si sta attenti lassù lentamente entrare nella macchina guidata dai soldi. Devo ammettere che in certi momenti il denaro mi influenzava come una droga. Ero totalmente in pace solo nei momenti in cui ho avuto un paio di decine di migliaia di euro nel “magazzino”. Non importa quanto velocemente si accumulavano, ma sembrava che se ne andavano via almeno due volte più veloce. Credetemi, tale ritmo della spesa non è facile a sopportare. Nella banca ho avuto un accesso continuo ai milioni. Dal momento che era molto difficile mantenere questo tipo di denaro sotto controllo e in qualsiasi momento conoscere la quantità, mi è venuta voglia di “sfruttare” qualche centinaia, e poi qualche migliaio, e alla fine anche qualche decine di migliaia di euro.

Ogni volta quando ne avevo bisogno, mi sono servito con quei soldi. Ero il responsabile di tutto e pertanto a nessuno è venuto in mente di sottopormi ai controlli. Nella sicurezza c’erano due ex agenti di polizia che ho assunto io. Mi dispiaceva di vederli in strada con uno stipendio quattro volte più basso rispetto a quello che prendono qui. I loro ringraziamenti sentivo tutti i giorni. Erano i miei uomini che non pensavano molto e non ponevano troppe domande superflue. Proprio come quelli che mi servivano in quella posizione. A metà della fine di questa storia, quando ho iniziato a restituire il denaro, di nuovo ho commesso l’errore. Ho fatto affidamento sulle persone che ho aiutato molto nella vita. Si è scoperto in seguito che ‘sto errore è stato fatale. E’ difficile che mi capiterà la terza volta uno sbaglio di genere.

Pazientemente sono in attesa di sentire il commentatori nella mia testa quando pronuncerà le parole: “E il vincitore è …”, dopo di che esco io con le mani alzate verso il cielo. Devo dire che non volevo mai male a nessuno, ma vivo per quel momento in cui tutti capiranno che avevano torto e che mi hanno abbandonato in modo prematuro. Anche se penso che saranno dispiaciuto di non avermi sostenuto perché sempre potevano contare sul mio aiuto e la mia comprensione. Mi scuso ancora una volta: potevano, ma non più. L’etichetta peggiore che si possa avere dai familiari, amici e conoscenti è il titolo di un ragazzo per bene. Ogni volta che qualcuno chiede, dicono: è un bravo ragazzo, aiuta tutti, ha una buona moglie, dei figli educati, un buon lavoro ed è una persona responsabile. La cosa peggiore è che così non sono permessi degli errori. Più in particolare, tutte le numerose sorpresa quando il ragazzo “buono” fa qualcosa di sbagliato, e ogni conversazione sul tema inizia con la frase: “Allora, come è possibile che un bravo ragazzo fa una cosa del genere?”. Oppure: “tu sei una brava persona, ma perché hai fatto quello? E poi tutti ti condannano molto di più di quello che effettivamente meriti.

Ho una propria filosofia su questi fatti. Sicuramente, in tutta onestà, ognuno si sente bene quando viene chiamato “bravo”. Quindi quello che stavo cercando era di salire più possibile in cima della classifica dei bravi ragazzi. In ogni caso, molto raramente, o quasi mai ho sentito nessuno dire nulla di male su di me. E questo faceva star bene. Ma il problema è che ora il loro atteggiamento negativo nei miei confronti, in linea di massima non mi importa per niente. Loro si sono sbagliate nel valutarmi come una persona per bene e io vivevo nell’illusione che sia importante ciò che gli altri pensavano di me. Quindi, questo è quello che ho fatto. Per tutti loro è stata una catastrofe, e in ogni momento della giornata qualcuno mi sparla. E io me ne frego!

Profughi e dintorni

Alla fine del giugno, circa 3 mesi fa, sono stato per un week-end in Croazia, a Rijeka (una volta la città era nostra e si chiamava Fiume). La minoranza italiana là è ancora presente e ci sono certi quartieri dove in un qualsiasi negozio puoi comunicare in italiano. Quel sabato era una bella giornata di sole. Sono sceso in centro (la città si estende sulle coline che la circondano), comprato un giornale locale in italiano, mi sono seduto in un bar e ordinato un’ottima birra. Sulla prima pagina la notizia sui profughi con un titolo molto grande. Leggo l’articolo a vengo a conoscenza che ci sono migliaia di profughi che cercano di entrare dalla Serbia in Ungheria. Si parlava dei Siriani, Afghani ed Africani, dai vari paesi. Ma come mai, mi chiedevo? Ma vengono anche via terra? Fino a quel momento ero totalmente all’oscuro dell’esistenza di un altro corridoi, tranne quello nostro via mare, da dove proviene il flusso dei migranti. E guardando i numeri, mi sembravano molto più elevati rispetto a quelli nostri.

Sono tornato a casa, guardo il giornale – niente. Non è che la cosa è successa ieri, ma, pensavo cercando una potenziale scusa per i nostri media, non tanti giorni fa. Passati due giorni, ecco la notizia, all’inizio indiretta. Quella diretta era che il parlamento ungherese ha deciso di costruire un muro sulla confine con la Serbia. Questa è già notizia che non puoi non rivelare. Fa l’ascolto: un nuovo muro in Europa, dopo tanta battagli per buttare giù quelli vecchi. E si sa: il share è tutto. Con questa informazione non poteva non rivelarsi la ragione per la quale si eleva il muro: decine di migliaia di profughi che varcano il confine ogni settimana. Da noi sono migliaia, molti di meno, ma sono i nostri e chi se ne frega degli altri. E’ possibile che siamo così egoisti e che vogliamo far credere a noi stessi che la nostra situazione è quella peggiore.

Notate che da allora il baricentro della notizia si è spostato del tutto verso i Balcani. A volte ci sono dei giorni quando non si danno nemmeno le notizie sugli sbarchi sulle nostre coste. Ma come mai? Sono poco professionali i nostri giornalisti, sono manipolati dai nostri poteri forti e siamo semplicemente egoisti e ci sbattiamo per le cose che non ci riguardano direttamente? Non riesco a trovare una spiegazione plausibile, ma il fatto che del mondo noi sappiamo molto poco non si discute. Qualche giorno fa c’era un forte terremoto in Giappone, senza vittime, ma con tanta paura. Tutti i media mondiali hanno diffuso la notizia, ma da noi niente. In effetti, quando ho scoperto che ci informa molto poco, ho iniziato a sfogliare un po’ la stampa estera, per essere finalmente informato. Ma torniamo ai profughi.

Un’altra notizia che si diffonde è sulle ragioni perché la gente scappa dai propri paesi. Ci sono semplici statistiche che fanno vedere che una enorme maggioranza sono i maschi tra 20 e 35 anni. Poche donne e bambini, pochissimi vecchi. Una delle spiegazioni che si possono sentire da noi, che sono immigranti economici, non quelli che hanno diritto all’asilo politico. Però, si leggete qualche giornale tedesco o britannico, scoprirete che molti di loro son in effetti disertori dalla Siria. Là c’è un governo legittimo, che non piace a nessuno, ma è legittimo. E quando chiama alle armi, ha tutti i diritti legali, costituzionali ed internazionali, di farlo. E noi diamo asilo a quelli che scappano dall’obbligo. Perché povera gente, potrebbe morire o essere ferita nella guerra. Ma nella guerra queste cose succedono. Qui non voglio dire che cos’è il giusto o sbagliato, sto riflettendo prendendo in considerazione tutti i possibili punti di vista. Se mi danno l’informazione, posso almeno considerarli, se no, loro fanno le conclusioni anche per me.

Casino con la zuppa

La zona centrale di Milano. Un signore milanese entra in un ristorante fine, molto intimo, di quelli di una volta. Appende il capotto su un attaccapanni e si siede in un angolo da dove aveva una visuale perfetta sul locale. Sfoglia il menu con le pietanze di giorno e, al posto di un piatto di pasta o risotto (di sera stava attento con le calorie) ordina una zuppa e per il secondo una cotoletta alla milanese. Per bere ordina un bicchiere di vino bianco. Dopo un quarto d’ora arriva il piatto con la zuppa. Il signore subito richiama il cameriere. In un modo molto gentile ed educato gli dice:
- Vorrebbe gentilmente provare questa zuppa.
- Mi scuso signore, le riporto subito un’altra.
- Ma no, io soltanto vorrei che lei provasse questa.
- Le chiedo umilmente scusa. Noi siamo un ristorante del vecchio stampo e se c’è qualcosa che non va, è nostro piacere rimediare subito. Le cambi subito la zuppa.
- Io non voglio cambiarla, vorrei che lei l’assaggiasse.
Il cameriere, già visibilmente irritato decide di cedere; alla fine l’ospita ha sempre ragione. Guarda attorno il piatto e chiede:
- Ma scusi, dov’è il cucchiaio?
- Ecco il punto!

Di animali

Due serpenti camminano per un campo pieno di fiori. Uno:
- Scusa, noi siamo serpenti velenosi?
- No, che non lo siamo.
- Meno male, mi sono morso la lingua.

Un toro e un leone sono seduti in un bar. Scolano la terza bottiglia di birra quando il cellulare del lene inizia a suonare. Lui risponde. Dall’altra parte c’è la sua moglie:
- E’ da due ore che sei uscito. Stai sempre in quel bar ad ubriacarti. Torna subito a casa.
- Si cara. Pago e arrivo.
Il leone paga il conto e saluta il toro, che gli dice:
- Se la mia moglie mi chiamasse così, io mica tornerei a casa e lascerei la compagnia.
- Sì, ma la mia moglie e leonessa mentre la tua e vacca.

La volpe affamata passeggia per un bosco. All’improvviso, dietro un cespuglio sente un chicchirichì. Salta dentro il cespuglio e anziché un gallo trova un orso. La colpe era carina e così l’orso sfrutta l’occasione e la prende da dietro. Dopo avere fatto, l’orso si sdrai sotto un albero, molto contento e rilassato e dice a se stesso:
- Valeva la pena. Da quando mi sono sforzato ad imparare tutte quelle lingue straniere, si scopa alla grande.

Il brutto tempo non esiste

Uno scoiatoloL’autunno è in corso, pertanto piove in abbondanza e si sente giornalmente: ma che brutto tempo. La stessa frase si usa anche nel caso di neve, della nebbia, quando soffia il vento, praticamente in tutte le occasioni tranne nei giorni solari. E’ interessante che nelle giornate soleggianti ma molto afose nessuno dice che il tempo è brutto; è vero, si lamentano, ma il disaggio fisico che hanno, tanta sudorazione, non gli spinge di esprimersi in modo negativo sulla situazione. Il sole è la sorgente della vita ed è sempre bello vederlo, cioè essere illuminati da esso, anche se fa troppo caldo. Quando non si vede, come se ci mancasse qualcosa, l’energia vitale che ci passa. Perché in effetti, il giudizio che esprimiamo noi non è meteorologico, è lo stato d’animo nostro, interno, influenzato delle condizioni esterne. E’ la nostra negatività che si esprime nelle nostre parole.

Per me il brutto tempo, riferendosi agli eventi atmosferici, non esiste e non è mai esistito. Sono così, da piccolo. Mi ricordo che la mia madre mi raccontava una fiaba sui due scoiatoli. Fuori c’era tantissima neve e faceva un freddo polare, ma loro stavano dentro un albero, stretti uno ad altro, snocciolando i noci accanto ad un caminetto (è una fiaba), al sicuro, protetti, e raccontando delle storie divertenti. Mi è piaciuta tanto ed è una delle poche che mi ricordo anche oggi. Già in quei tempi, quando fuori pioveva o soffiava un forte vento, io entravo in una tana mia è mi sentivo come quelli due animaletti: bene, bene.

La verità è che quando piove ed uno sta fuori, si bagna. Ma quando torni a casa, ti cambi e stai all’asciutto. Dopo ti metti accanto alla finestra e ti godi le gocce che vengono, percorrendo una lunga strada, dritto dal cielo, molto dense oppure sporadiche. E quando arrivano giù provocano dei bellissimi suoni, diversi in funzione della superfice sulla quale si spiaccicano. Adoro questo rumore quando sono nel mio letto e sempre scivolo nel sono molto piacevolmente. Ma torniamo alla finestra: è notte. Si vedono delle pozzanghere d’acqua. Le gocce cadendo provocano delle onde concentriche e insieme con la luce che si riflette formano uno spettacolo dinamico per gli occhi. Le lacrime che vengono dalle nubi si posano sui fogli degli alberi, scivolando lentamente verso basso, facendo ballare fogliame in un ritmo lento, provocando delle vibrazioni a bassa frequenza che quasi riesco a sentire. Senza la pioggia non può esistere nemmeno l’arcobaleno. E’ vero, per crearlo ci vuole anche il sole, ed ecco il trucco: ci vogliono due cose opposte per creare una nuova, bellissima.

Anche la nebbia ha dei suoi inconvenienti, è vero: non mi piace per niente quando guido la macchina. Non vedi niente, e nemmeno gli altri, e la concentrazione necessaria per proseguire è enorme, stancante. Ma fuori l’automobile la nebbia è bellissima, specialmente di notte. Avvolge tutto attorno in un atmosfera di mistero, non si vede ma si intravede, quello che si vuole percepire. La trovo estremamente romantica perché agli ammanti offre un nascondigli per darsi un bacio proibito, una carezza sul viso e trasmette meglio i sentimenti. Perché le cose sono più belle quando sono un po’ nascoste, quando devi mettere in moto la tua mente per immaginare quello che si trova a pochi passi e di cui vedi soltanto una sagoma non molto chiara.

Un forte vento prima di tutto fa bene fisicamente: pulisce l’atmosfera da tante sostanze nocive che ci circondano e ci anche penetrano, ad ogni respiro. Dopo, il movimento d’aria provoca l’attrito tra le particelle e si formano gli ioni negativi che migliorano il nostro umore. Il vento ci accarezza, come una mano: a volte in un modo freddo, l’altra volta caldo, mai indifferente. E quando tira proprio forte fa volare gli oggetti che si trovano per terra, e anche se quelli non sono sempre una bellezza (spesso si tratta dei rifiuti, giornali buttati per terra, l’immondizia nostra quotidiana), mi sembra di assistere ad un gioco, molto vivace, imprevedibile. Tutto svolazza in piena libertà, con tanta gioia, a momenti sono le farfalle, in tutti i colori, almeno per un attimo, prima di posarsi nuovamente per terra e aspettare un’altra ondata che di nuovo cambierà la loro posizione. Così si spostano da un cortile, al altro, dalla strada alle balconate, avendo una vita loro, diversa, più movimentata, più interessante.

Barzellette

Attenzione: su Facebook gira un virus molto pericoloso che legge i tuoi messaggi, guarda le foto ed i commenti. Si chiama Moglie.

Penso che i due giorni per il fine settimana non sono sufficienti.

Vado in banca per fare due risate sul mio conto.

La preghiera di Capodanno:
Dio mio, dammi quest’anno un portafoglio grasso ed un corpo magro. Ti prego, non confonderti come l’anno scorso.

Un uomo torna a casa da un viaggio d’affari un giorno prima del previsto. Tornando a casa con un taxi, chiede al tassista se può essere il suo testimone in quanto pensa che la sua moglie lo tradisca. Il tassista accetta il ruolo per un sovraprezzo di 100 euro. Arrivati, entrambi entrano silenziosamente nell’appartamento e dopo nella camere da letto. Il marito accende la luce, toglie la coperta dal letto e scopre sua moglie con l’amante. Dalla borsa tira fuori una pistola, l’ha appoggia sulla testa dell’uomo con l’intenzione di ammazzarlo. Sua moglie urla:
- Non sparare! Ti ho detto una bugia; non ho avuto alcuna eredità. Lui ha pagato la Mercedes che ti ho comprato e anche lo yacht. Lui ha sborsato i soldi per l’abbonamento annuale per le partite del Milan e per la casa al lago.
Ben confuso, il marito abbassa l’arma e si rivolge al tassista:
- Lei cosa farebbe al posto mio?
- Lo coprirei con la coperta per non fargli prendere il raffreddore.

pensatore

Mio nonno mi insegava le cose pratiche della vita:
- Per una digestione migliore bevo la birra, se non ho l’appetito prendo un bicchiere di vino bianco, per la pressione bassa la cosa migliore è il vino rosso, per quella alta prendo un cognac e quando sono raffreddato bevo una grappa.
- Ma nonno, quando bevi l’acqua?
- Una malattia così grave non ho mai avuta.

Sul mercato cittadino si incontrano due amici dal liceo.
- Ma non ti ho visto cent’anni. Ma tu ti sei laureato in medicina?
- Sì vecchio mio, con 10 e lode.
- Complimenti! Sei sempre stato un cervellone. Senti, a quanto vendi i cocomeri?

Due amici:
- Ma da quando porti gli orecchini?
- Da quando mia moglie gli ha trovati nella macchina e dovevo dire che sono miei.

Suona il telefono. Lui:
- Se cercano me, non sono in casa.
Lei risponde al telefono:
- Sì, lui è a casa.
- Ma sei matta, ti ho detto di dire che non ci sono!
- Non cercavano te, ma me.

Un desiderio antico

Un piccolo parco in centro di una città del sud. Alcuni alberi secolari che ricoprono con l’ombra quasi l’intera l’area, due palme e tanti cespugli. Soltanto 3 panchine per i passanti che vogliono riposare le gambe, godersi l’intimità dell’oasi e sentire il canto dei numerosi uccelli. Nella parte centrale del parco c’è una piccola fontana e due statue: una mostra un uomo nudo e l’altra una donna altrettanto senza vestiti. Sono girati uno verso l’altro e si osservano così da centinaia d’anni. Un giorno scende dal cielo un angelo, guarda questa meravigliosa immagine composta dalla natura e dalla creazione umana e decide di far diventare vive entrambe le sculture.

- Come premio per la vostra pazienza nei secoli, per le sofferenze subite durante tutti gli inverni gelidi e le estati bollenti ed afose, vi regalo una mezz’ora della vita; così potete fare quello che avete sempre desiderato di più.

Le statue all’improvviso diventano vive ed i loro occhi si incrociano in un’intesa. Saltano già contemporaneamente dal piedistallo e corrono nei cespugli. Da là si sente un rumore pazzesco e tante risate. Dopo un quarto d’ora escono dai cespugli, con le facce radiose ed i sorrisi che mostravano la loro immensa felicità e gioia. L’angelo sbircio l’orologio e li avverte:

- Avete usato soltanto metà del tempo e avete a disposizione ulteriori 15 minuti.

Un altro scambio dei sguardi e il maschio si rivolge alla donna:

- Perfetto. Lo ripetiamo?
- Oh, sì, per favore. Ma adesso cambiamo i ruoli. Questa volta tu tieni il picione e io gli cago addosso.

Di operai e altre sventure

Allora, ho deciso di iniziare l’anno con una nuova filosofia: pensare positivo! Probabilmente sono stata influenzata da uno dei tanti passaggi di Talmud (bibbia ebraica) in cui si dice: “Stai attento ai tuoi pensieri, essi diventano le tue parole, fai attenzione alle tue parole, esse diventano le tue azioni, fai attenzione alle tue azioni, esse diventano il tuo destino”. E io voglio che il mio destino sia roseo!

La metà dell’anno è già volata via e io cerco di impegnarmi al massimo con me stessa per raggiungere questo nuovo, a me finora, sconosciuto, traguardo. Non sta andando tanto male. Prendiamo per esempio la mia ristrutturazione del terrazzo. E’ vero, è tutto incredibilmente lento, chiassoso, a volte gli operai sono persino un po’ alticci (causa continui trascinamenti di birrette dopo pranzo) ma io prendo la cosa con un po’ di allegria, perché in fondo vedere gente che sorride e si diverte lavorando non è da condannare (almeno non subito), no? Soprattutto quando tutto questo accade a trentacinque gradi al sole di mezzogiorno, situazione che, umanamente richiede un minimo di  solidarietà e comprensione per l’uso di birra fresca.

Il tutto è iniziato un venerdì mattina togliendo le piastrelle con un martello pneumatico. Ore 8. Consentito però dal regolamento condominiale. E va bene. Poi c’è stato il fine settimana. Senza operai. Sfortunatamente c’è stato anche un violento temporale e una mattina aprendo la porta ho trovato davanti la piscina, il che non sarebbe stato affatto male se avessi avuto un gommone nel quale sdraiarmi e prendere il sole. Nella mia lista da compere devo aggiungerlo, è una cosa che nella vita può tornarti utile. Il martedì mattina (i miei operai fanno il fine settimana lungo per cui lunedì in genere non si presentano), li saluto ed esco. Nel momento in cui arrivo a destinazione mi chiama il costruttore per chiedermi se posso tornare indietro, accidentalmente, trapanando mi hanno tagliato i fili della corrente (e alla ragazza di sotto il cavo dell’antenna). Alla velocità della luce rientro, quando mi avvertono che uno degli operai ha preso la scossa ma, rassicurandomi subito, sta bene, e meno male altrimenti rischiavo che mi faceva causa.

Pare che in questa strana nazione, oppure è soltanto il mio condominio il problema, si possa fare causa per tutto. Vi racconto l’ultima, pur non possedendo un’automobile e neanche un box mi vedo costretta a sborsare una rata condominiale extra di quaranta euro circa, il perché una delle mie vicine ha rigato la macchina all’interno del condominio (colpa sua) e non avendo avuto un’assicurazione disposta a rimborsare il danno, ha provato a chiedere i danni al condominio. C’è riuscita.Torniamo ai lavori.

Oltre ad avere tagliato fili vari, da quando gli operai si sono presentati non funziona manco la serratura della porta (usata da loro) e in contemporanea, ho anche problemi con l’acqua del water. Ma io sono una persona nuova, positiva e fiduciosa! Educatamente, ho parlato con il costruttore che mi ha promesso di mandare un idraulico, l’ultima promessa è stata fatta venerdì mattina, sigillata con un “ti do la mia parola, domani alle dieci siamo da te”. Ho addirittura puntato la sveglia, mi sono messa un filo di trucco e aspettato con gioia i “rinforzi” (nel frattempo io e la mia vicina abbiamo tentato di sistemare da sole, perché “chi ha bisogno di un uomo?”). Ad un certo punto mi sono resa conto che ero come quel personaggio di Beckett, si, aspettavo Godot, che nella commedia, mai si è presentato.

Oggi è un altro lunedì. Ovviamente nessuno si è presentato, perché il fine settimana non è ancora finito e io intanto ho fatto un sondaggio con le ragazze accanto. Il risultato del sondaggio ha evidenziato che entrambe hanno avuto lo stesso problema mio e che, nonostante sia un problema della costruzione, hanno chiamato l’idraulico (a spese loro), sia chiaro, per solidarietà femminile mi hanno fatto tanti auguri, per la mia impresa di addebitare il costo a chi di dovere, il costruttore. Nel corso della mattinata mi chiama mia madre, non ha voglio di fare niente ecc. “posso passare da te?”, va bene. Metto su il caffè (mi hanno insegnato che la vera padrona di casa fa così) quando mi telefona (di nuovo) dicendomi che sta davanti al portone ma non funziona il citofono. La cosa in se non è che sia per forza negativa, può tornare a vostro vantaggio quando  non avete la minima intenzione di ricevere ospiti, potete sempre dare la colpa al citofono (in questo caso muto, per cui non può essere colpa vostra se non fate entrare nessuno)

Inspiro lentamente (il mio maestro zen mi ha insegnato così), mi metto le scarpe, nel frattempo la mia vicina mi da in mano le sue chiavi chiedendomi di controllarle la posta (dato che già scendi) e una carcassa di pollo da buttare (sempre per lo stesso motivo), nel frattempo mia madre ha già trovato il modo per farsi aprire il portone da non so chi e la trovo con tre signori anziani che polemizza animatamente sul fatto che nel mio condominio non c’è niente che funzioni (più tardi scoprirò che la causa è un atto vandalico del sabato sera e manco a dirlo abbiamo già aperto (l’ennesima) causa!

Quando penso di essermi liberata di tutte le negatività che la mattinata mi ha portato (compresa mia madre che polemizza su quanto mio padre sia pigro a fare lavori in casa e quanto sia strano a volte), mi chiama la ragazza del piano di sotto (anche a lei stanno rifacendo le piastrelle) dicendomi che sono completamente storte e che le sembra di fare surf quando prova a camminarci sopra. Ora però mi assale un atroce dubbio: chi fra tutti questi personaggi è, come dire, “atipico”?. Sono loro troppo passionali, polemici o io troppo flemmatica e zen (quasi indifferente alle cose che mi capitano intorno)? Dato che sono in un anno in cui voglio pensare positivo, ho deciso che non sono io quella strana anche perché è vero che la vita il più delle volte è tragica ma è anche vero che ogni tragedia ha il suo lato comico (che il mio nuovo io ha deciso di guardare).

Cinguettio di marzo

Il papa nuovo, sudamericano, sembra simpatico e generoso verso i poveri; la ricchezza della chiesa mi sembra molto in contrasto con quello che la stessa sta predicando. Non potevo non notare che Francesco non sa Ave Maria in italiano ed anche il suo Padre Nostro non è ai massimi livelli. Non ho alcuna illusione che potrebbe portare qualcosa di veramente nuovo. E’ troppo anziano e la sua storia ed estrazione dicono che è un conservatore. L’unico compito alla sua portata è di raddrizzare un po’ i vertici della Chiesa e già questo sarà un bene.

L’incertezza sul nuovo governo continua con un ulteriore inasprimento. E’ più che ovvio che Bersani gioca sulla carta dell’incertezza dei parlamentari stellati. Circa metà del loro elettorato è favorevole alla coalizione con PD e sicuramente c’è anche una notevole percentuale anche tra gli eletti ed è del tutto incerto se il loro capo spirituale riuscirà a tenerli sul guinzaglio. Molti di loro si chiederanno cosa sono venuti a fare se non si riesce a formare un governo e non è da sottovalutare nemmeno lo stipendio che percepiscono; alcuni sono disoccupati e molti guadagnano meno di 2 mila euro a mese. Vedere all’improvviso il proprio introito quadruplicato e rischiare di andare subito alle urne, mettendo a rischio così bel redito non è facile.

E se si torna alle urne il movimento ha tutto da perdere. Visto che gli elettori sono al 90% di sinistra, e anche di più, e vedendo che non si sta avverando un governo con questa direzione, daranno la colpa al loro insetto parlante ed il proprio voto al gruppo principale che guida l’orientamento desiderato. Alcuni di loro non per la convinzione, ma per la paura che torna il ragazzo dell’Arcore, che si mangerà i voti del centro. Tutti andranno a schierarsi nel attinente campo di appartenenza.

Ma se per caso il piano di Bersani andrà in porto, si vedrà molto velocemente che non è un buon piano e non da la garanzia per la durabilità del governo. Perché quando si cominciano mettere gli otto punti sulla carta, si scoprirà che certe dichiarazioni sono molto poco oneste. Diminuzione del costo della politica come è visto dal PD e molto diverso rispetto a quello che il genovese ha in mente quando affronta il tema. Perché molte cose che dicono i partiti sono dette per obbligo, perché i votanti le vogliono, ma non altrettanto i veri protagonisti della politica e questo uscirà al scoperto molto presto.

 

Schifo

Ho visto qualche minuto del confronto tra i cinque candidati (su Cielo, non su Sky – non ci sono i soldi per l’abbonamento) per le primarie del Partito Democratico. Dire che sono rimasto sconvolto sarebbe troppo; nella mia vita ne ho viste tante e ci sono poche cose che riescono a sorprendermi. Aspettarsi qualcosa di nuovo dei politici sarebbe un fiaba per bambini, ma non so fino a che punto possiamo continuare così. La brocca va alla fonte finché non si rompa e la mia sensazione è che i nostri cari politici cercano di imitarla. Cinque pretendenti e cinque programmi diversi, di quello che ho inteso io. Ma non sono della stessa coalizione? Mi aspetterei un progetto comune e che gli aspiranti propongono i modi diversi di applicarlo, ma no. Ognuno per se, a volte in una completa contraddizione sui concetti. Uno vuole spendere i soldi (miei, ma non suoi) per far ripartire l’economia e l’altro vuole tagliare le spese inutili, risparmiando. A casa mia, quanto mancano i soldi prima si taglia tutto quello non necessario, non si va a chiedere un prestito che aumenta la necessità del denaro, che comunque non c’è.

La maggioranza dei nostri bravi concorrenti per il posto del primo ministro non ha molto chiaro questo concetto. E senti sempre le stesse parole vuote, vecchie. Ma ‘sta volta ho sentito anche qualcosa di nuovo. Bersani si ispira con il Papa e l’idolo di Vendola è cardinal Martini. Ma sono di sinistra questi? Mi sembrano la peggior specie di cattocomunisti. E’ secondo me lo sono per la loro convenienza, perché pensano di pescare anche nel laghetto degli altri, non per la loro convinzione. Vergogna! E questi mi si offrono come salvatori della patria? Mi viene voglia di iscrivermi online per poter partecipare a questo voto, per votare quello che è almeno il più giovane e che per la sua età non può avere le responsabilità del casino, scusate, della confusione nella quale ci troviamo. Anche se mi sembra che siamo confusi soltanto noi, il popolo Italiano, mentre i nostri onorevoli (scusate, ma non riesco a mettere una lettera maiuscola nella parola precedente) nuotano benissimo in queste acque torride. Anzi, sono sicuro che con quelle trasparenti sarebbero subito fuori gioco.

Vi siete messi un po’ a riflettere chi potrebbe vincere le prossime lezioni? Io si! Mi diverte un po’ spaccarmi la testa con le domande che non hanno le risposte. Direte che sono un masochista ed avrete pienamente ragione. Basandosi sulle percentuali che ci presentano i vari sondaggi non ci può essere un vincitore. E le nuove formazioni si formano quasi quotidianamente diluendo ancora di più i numeri. Poveri noi! Prevedo che la barca dovrà affondare ancora di più per poter tirare fuori qualcosa per salvarla e mi viene anche qualche dubbio che è una cosa voluta. Normalmente non sono uno che crede in complotti, ma inizio ad avere dei sospetti.

Non bastano queste schifezze politiche, ma ci si metta anche mia moglie a rompere, per i motivi più svariati. Mi sembra l’unica ragione per questo comportamento la semplice volontà di rompere le sfere (si assomigliano di più rispetto alle scatole): è una specie di psicoterapia femminile per esorcizzare la pressione quotidiana, direi molto diffusa, basandomi sulla mia esperienza e su quello che sento dagli amici e colleghi. E io, cosa faccio? Vado a fare una partitella di calcetto con gli amici.

Un giorno diverso

Oggi non sono al solito posto di lavoro perché devo fare un corso di aggiornamento a Milano. Stamattina mi sono svegliato con un mal di testa, dovuto a non so a che cosa. Non ho bevuto niente ieri sera ed anche la cena era leggera. Arrivato alla stazione ferroviaria per prendere il passante ho trovato una marea di gente che aspettava il treno. Troppa! C’era qualcosa che non andava. Dopo ho sentito che qualcuno è stato investito dal locomotore e che la circolazione ha subito dei pesanti ritardi. Ovviamente, ho subito soltanto l’affollamento, il treno era preciso, dovuto al fermo traffico. All’interno faceva un caldo tropicale e l’umidità era alle stelle. Arrivato a Milano, ho dovuto prendere la metropolitana ed anche là l’atmosfera non era molto meglio. Arrivato in zona dove si svolgeva il corso ero già tutto sudato ed appiccicato. Che gioia stare tutto il giorno così, senza potersi fare una doccia e cambiarsi.

Sul corso c’è poco da dire: non era legato alla mia professione ma alla sicurezza del lavoro. Eravamo una ventina in una stanza piccola e buia, ma per fortuna il condizionatore funzionava, e così sono riuscito a rilassarmi un po’. Qualcuno, guardandomi in quei momenti avrebbe detto anche troppo rilassato. Il tizio che ci spiegava le cose era una noi mortale. Leggeva le cose che proiettava su muro con una voce monotona e lenta. Dopo 5 minuti non riuscivo più a seguirlo e i miei occhi si chiudevano. Questo non mi preoccupava perche era scuro e nessuno poteva vedere, ma dopo un po’ iniziava a cadermi la testa e questo sì che si vede. Ma dopo un po’ non me ne fregava più niente e mi sono fatto un bel pisolino, almeno una mezz’oretta, fino alla pausa caffè. Ecco la cosa migliore di questi eventi; le pause, per caffè e per pranzo.

Pausa pranzo, finalmente. Sono andato da solo. Non conoscevo nessuno e nessuno mi ha invitato. Inoltre non vedevo delle persone simatiche; tutti parlavano del lavoro e della sicurezza – che noia. Dove mangiare in una zona che non conosci? Il primo ristorante che ho incontrato era un cinese. Mi sono seduto sulla terrazza, godendomi la giornata bella ed una discreta vista. Ho preso due involtini primavera e pasta di soia con verdure alla piastra, tutto accompagnato da un quartino di vino bianco ed un caffè alla fine. Buono! Ed anche con un prezzo più che ragionevole per Milano, 8 euro. Sapevo che quel quartino non aiuterà la mia concentrazione nelle lezioni di pomeriggio, ma volevo tirarmi un po’ su, ne avevo bisogno.

Come è andata la sessione pomeridiana non saprei dirvi, nessuno me la raccontato. Grazie allo stomaco pieno e una leggera concentrazione dell’alcool nel sangue io ero fisicamente presente, ma la mia mente era assente. Alla fine l’attestato della partecipazione me l’hanno comunque dato. Riprendo la metro per andare a casa e qui la cosa più bella della giornata. Entro e trovo dentro la carrozza un quindicina di ragazze su 20 anni, ovviamente modelle che andavano a qualche sfilata o prova. Vestiti carini e molto leggeri, loro una meraviglia della natura, molto desiderabile, specialmente per la gente comuni come me. Ma chi è che si scopa questo ben di dio? Ecco cosa vuol dire vivere in una metropoli come Milano; da me nel paese non puoi vedere queste bellezze.

Capodanno

Stasera sono di turno di notte. Non mi torna qualcosa nella prima frase, ma in effetti turno di notte, almeno qui, inizia di sera. Ho salutato la mia collega che finiva alle otto, di sera, per evitare gli equivoci. Andava fuori, in un ristorante, per la cena di Capodanno con marito e la sua famiglia, intendo quella del marito. Era furiosa. Arrivare a casa, cambiarsi e correre. Inoltre l’evento costa 250 euro, le bevande escluse, eccetto lo spumante a mezzanotte, e lei non è proprio che nuota nei soldi. Ma marito voleva accontentare le sorelle, benestanti, e non voleva far figura di un poveraccio. L’apparizione è una cosa molto all’italiana: se non appare non lo è! Dopo mi racconterà che era un disastro, che il marito si è ubriacato (forse per dimenticare, che beve), che il bimbo ha iniziato a piangere, che si è arrabbiata con lui e che le sorelle del marito le hanno dato della guasta feste.

Io stasera non spendo niente. Mangio e bevo gratis; la direzione ci ha lasciato qualche panettone e qualche bevanda rigorosamente analcolica; a me sta bene – l’alcool non mi piace più di tanto. Spero che sarà una notte tranquilla. Non tanto per me; il tempo scorre più veloce quando c’è qualcosa da fare, ma per la gente. Passare al primo soccorso non è il massimo per nessuno, specialmente durante le feste. Sono già stati calpestati, spremuti e violentati per tutto l’anno passato e che abbiano almeno una notte tranquilla, di pace, di riposo, per divertirsi e per sperare. Per non pensare che anche all’inizio dell’anno scorso gli hanno fatto tanti auguri.

Rileggo e non mi piace molto. Troppo melanconico e depressivo. Non è da me, almeno esternamente. Spesso cerco di coprire le frustrazioni con un po’ di ironia e sarcasmo. Ma a volte non ci si riesce. Torno all’Anno nuovo (in prima battuta avevo scritto con una N sola, non so se per caso, oppure c’entra qualcosa il mio subconscio). Le prospettive sono meravigliose: la fine del mondo prevista dagli antichi Maya, una serie di terremoti predetta da Padre Pio (a maggio). Visto il disastro mediatico – politico, forse sarebbe meglio per tutti. La stanza di attesa è vuota e così leggo un giornale, uno di quelli da due soldi. L’ho trovato su una sedia, mica spendo i soldi per quella robaccia. Va, una buona notizia. Secondo l’oroscopo cinese stiamo entrando nell’anno (con due enne) del Drago con delle buone prospettive per l’umanità.

Sono già passate quasi due ore dal delirio collettivo convenzionato (in quanto concordato dagli uomini e non legato a nessun evento naturale). Tutto tranquillo, nessuno si è fatto del male. Ma figuriamoci. Ecco una mamma isterica con un ragazzo piangente con la mano avvolta in un fazzoletto. Per fortuna niente di grave, una piccola bruciatura dovuta ad un petardo. Ma la madre continua ad urlare mentre gli sto pulendo la ferita. E’ fuori di testa! Penso che il piccolino non sente nemmeno il dolore fisico. E quella continua, senza sosta. Mi viene voglia di offrirle un sedativo, o ancora meglio, di darle un cazzotto. Ne ho le cipolle (cosa volete, sono rotonde come le cose), tutte e tre, girate. Non fate i figli se non li sopportate.

 

Casino

Sono del nord io e quando ero piccolo mi spiegavano che non devo usare la parola casino, in quanto volgare. Mi insegnavano di dire “che confusione”.  Non capivo cosa c’è che non va con tale parola. Dopo sono cresciuto e capito finalmente che si tratta del nome usato per specificare la casa pubblica dove si fa un po’ di bunga-bunga a pagamento. Ancora dopo, con gli anni ho cominciato anche di praticare le attività legate a quel posto e devo dire che mi sono piaciute, ma tanto. Così tanto che non riuscivo a capire perché il nome di una casa dove si fanno delle cose belle può avere un significato volgare. Mai stato in un posto di genere perché durante la mia esistenza non esiste, almeno in Italia, ma spesso ho visto le scene dei film con le ragazze belle e sistemate, ed i signori per bene che si divertivano e pagavano e non mi sembrava di aver visto della confusione, la parola sinonimo, o viceversa. Dov’è il trucco? Qualcuno me lo sa spiegare?

Mi è venuta una barzelletta. Un gruppo di amici e di amiche decidono di organizzare un sesso di gruppo. Visto che erano tutti un po’ timidi decidono di dedicarsi agli accoppiamento nel buoi, spegnendo le luci ed abbassando le tapparelle. Si sente di tutta: ahhh, ohhh, ehhh. Ad un certo punto all’improvviso si accende la luce ed il tizio responsabili per quel atto dice: Fermi tutti. Ho fatto un pompino e mi hanno inculato due volte; organizziamoci un po’. Sentendo questa, anche io ho cominciato ad associare il sesso al casino, cioè, scusa mamma, alla confusione. Perché spesso succede nella vita che alla fine di una confusione siamo tutti fottuti. Nessuno ci avverte in anticipo e non ci fornisce nemmeno un tubetto di vaselina, ma con il tempo anche i buchi piccoli si allargano e la cosa scivola meglio e quasi non fa neanche male, almeno non troppo. E così la vita diventa un casino continuo, che non finisce mai e non sai dove aspettarlo, davanti o da dietro.

Ma vi siete mai chiesti ultimamente, che cavolo (vedete che sono comunque educato ed anche vegetariano; uso solo la verdura) di confusione ci porta questa crisi? Non si capisce niente! Un giorno la borsa va giù perché la Belen è incinta. Giorno dopo va su perché piove a Napoli e non si fa giocare la partita. Lo spread (sarà una verdura, perfino questo?) va su e giù.

Sempre quel famoso movimento legato alle case del piacere (d’accordo, a volte si fa anche avanti e dietro). Sembra che siamo sotto un assedio, mentre la vita quotidiana va normalmente, o quasi, se uno non guardasse la televisione. Senti sempre una pressione da dietro e ti chiedi se stai per essere inculato. Sei anche pronto per sacrificarti, per pagare più tasse, per vedere la reintroduzione dell’ICI, nemmeno il ticket sanitario non ti fa più paura. Faresti di tutto per tornare nella normalità. Sei quasi pronto pure a prenderlo, ma con almeno un po’ di vaselina. Va bene e non preoccuparti, perché ti volevamo proprio qui. Certo, siamo gente civile e un po’ di vaselina non si nega a nessuno.